Wiener Stadt-Bibliothek 12144 à *.‘’ A- à ** i *» Jf LA NUOVA AQUILA ERETTA SULLA TORRE DI SANTO STEFANO Versione libera t/e FERDINANDO di PELLEGRINI. VIENNA. 1$43 m . ODA L’ILLUSTRE CITTÀ DI VIENNA RECATE NELL’ ITALICA FAVELLA LE GLORIE E LE SPERANZE DELL’ AQUILA PER LA CUI NUOVA EREZIONE DIEDE RICCHEZZA TANTA ODA ED ACCOLGA IN PEGNO DI RIVERENZA PER LEI DI ATTACCAMENTO ALL’ AUGUSTA CASA SOTTO LA CUI PACIFICA OMBRA È FIORENTISSIMA SPLENDIDISSIMA. .-■ ;u ì.h':= :.-,./ rcu\i-.■.': INNO Aquila electa juste omnia vincet. lià sulla vetta aerea, Che secoli sostenne, T’innalza, o giovin Aquila, Sulle dorate penne; Udrai sovente il fremito Dell’ aér turbinoso. Ti piacerà ricingerti D’un raggio luminoso, Immota in mezzo ai fulmini Sublime in tuo splendor. Come sul dorso vegliati La Croce dei redenti, Tu veglia, o giovin Aquila, I figli confidenti; Serena ad essi, o torbida La sorte s’avvicendi. Sempre dei vanni P egida Da quella cima stendi Che giganteggia a simbolo Del nazionale onor. Con ala infaticabile La luce tua^effonda, E la saluti il giubilo E l’inno le risponda. Che pel ruggente Oceano Smarrito il navigante Alza alla stella provvida Che gli disserra innante La via insperata e placida Che in porto lo addurrà. Chi ti precesse, ai gaudii Vide seguire i danni. Il capo suo bicipite Spesso curvar gli affanni. Dormisse tra le nuvole, O in grembo della luce. Spesso i suoi sonni rupper Larve d’aspetto truce; Interrogata, in tacito Suo favellar dirà: Sorger, morire un secolo. Sorgerne un’ altro io vidi. Vidi il vessi! barbarico Udii di guerra i gridi; E il rimbombar fulmineo, E il cozzo dei fendenti, E dei destrier lo scalpito, E l’urlo dei morenti, E di vittoria i cantici Salirò infino a me. La pace dopo il gemito Novellamente resa, Vidi una stella sorgere. Era la gran Teresa; Fu donna, ed invincibile Contro immortai guerriero; Donna, e in regnar Fencomio S’ebbe del mondo intero; Sparve, ma la sua gloria Spenta con lei non è. Sur se Giuseppe, e al sonito Della regai grandezza Volle anteposto il popolo E la civile altezza. Oh quante volte tacito Corse le vie frequenti! Io lamentai sì rapidi Quei giorni sapienti; Ma in bronzo Gratitudine Li scrisse e li eternò. Ma ahi! che pesar sull’ Austria Vidi gran duol repente, Quando tremenda folgore Guizzò dall’ occidente, Quando Francesco oppressero Con ira lunga i fati, E diè se stesso ai sudditi, Che del suo duol piagati Coi petti tutelarono Chi in essi confidò. Vienna, in quei dì funerei Vicina a morte anch’ io, Non sollevai le trepide Ali sul capo mio, Ma le rattenne immobili Il mio materno affetto, Ma ti vegliai coi palpiti Dell’ infiammato petto Col grido e col silenzio, Col pianto e col furor. Quando straniera un’ Aquila Volea rapirmi il regno, E con superba insania Violar di Cristo il segno. Oh! sfolgorolla il subito Fulmin dell’ umil Croce; Con rotte ali precipita, La fedeltà veloce N’ occupa il trono, e sorgono Gl’ inni di patria ancor. Chi narrerà il tripudio Della beata pace Che gli anni a tor non valsero Nella lor corsa edace? Perfìn la furia Asiatica Che vive della morte, Allor che osò percuotere Nostre vietate porte, » Ruppe la falce, e rapida Urlando dileguò. * Ahi che ogni gioja è celere Nel suolo dell’ esigilo! Ahi! Quel Francesco impavido D’ogni mortai periglio, Quel grande, quel magnanimo Quel padre a morte è giunto! Della sua stessa angoscia È ogni fedel compunto. Ma in grembo al Dio de’ principi L’ alma immortai posò. Nuova sul pianto tumulo Raggiò la speme, quando Vider gl’ intenti popoli L’ottimo FERDINANDO Leggi e saper diffondere Da quel possente trono Che rende ancor più splendido Degli esuli il perdono, E che d’Augusto e Pericle Fa redivivi i dì. Quei dì che in aureo talamo Con santo affetto infiora anna, la gemma Italica, Che sulla patria Dora Delle virtù più amabili Tutte cogliea le rose Qui poi recate a spandere Fragranze preziose Che sull’ augusto soglio Grazia a fortezza unì. Stanca or discendo e logora. Succedimi o sorella; Dio ti sorregga a splendere Com’ io, tutrice stella; Tra suon di bronzi e cantici Sacrata e benedetta Sali; a mirar l’angelico Riso di pace eletta, Sii narratrice ai posteri Del nostro giubilar. Stemma qual sei dell’ Austria, Ne attesta la possanza, Sii d’unitade simbolo, Sii pegno di costanza, Quaggiù vedrai sorridere Felicità d’impero, E ovunque udrai ripetere Quell’ immutabil vero: In grembo ognor dell' Aquila r E dolce il riposar! COI TIPI DELLA CONGREGAZIONE DE’ MECHITARISTI. ■ I %* m ’é w ** p % ♦